Home decor, Pictures & paper

La regina delle more

La regina delle more sta sempre due foglie più in là. È quella grossa, un po’ allungata, con i pallini gonfi e lucidi che sembrano scoppiare da un momento all’atro. Quando la afferri con la punta delle dita non fa resistenza, come quelle morine mature ma un po’ rinsecchite, aggrappate con tutte le forze al loro picciolo spinoso; ma neanche si disfa in un sugoso e appiccicume, colorato e deludente come un palloncino afflosciato. La regina delle more ti si offre, sfrontata, tronfia e alfine cedevole, e si siede impettita su tutte le altre che hanno riempito il cesto con l’unico intento di fare a lei da cuscino.

Ma i sovrani sono fatti per essere spodestati; e mentre le mani ancora si riempiono della corte della precedente, l’occhio avido già ne ha avvistata un’altra, di regine. Ancora più grossa e ancora più bella, tanto che le more raccolte prima sembrano già tutte uguali.

La mia caccia alle more è stata così, una rincorsa, di cespuglio in cespuglio, alla ricerca dei frutti più degni di finire sulla crostata, quelli nati dal rovo perfetto che, una volta individuato, avrebbe da solo messo fine alla cerca. La mia caccia è stata così finché i tre chili di raccolto, e la prospettiva di doverli passare tutti per farne marmellata, hanno ridimensionato l’idea di perfezione e ricondotto la smania a più miti consigli.

La bellezza delle regine, una volta a casa, ha richiesto anche un ritratto; tornata con la voglia di disegnare more, ho chiesto ad Alice di collaborare per un post a tema, in modo che, mentre lei le celebrava in cucina, io potessi farlo sulla carta. Così, per accompagnare le sue frittelle di pane e more, nasce questa cartolina, da appiccicare in cucina per iniziare col sorriso le vostre colazioni a base di frittelle e marmellata.

Potete scaricare il pdf cliccando sull’immagine qui sopra e stamparla, meglio se su un cartoncino, oppure potete salvarla come sfondo per il telefono o per il computer. Quando ci posate gli occhi, però, non dimenticate di fare un inchino. 😉

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Il tempo lento delle conserve

Il tempo delle conserve non c’è quasi più. È il tempo lento della bollitura, delle matite e dei fili da ricamo; il tempo scandito dalle storie raccontate.

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