Mani!

(filosofeggiando con un po’ di nostalgia…)

Mani d’oro, mani fatate… quante volte lo si sente dire? Ma quante volte le nostre mani, oltre che mezzo per dare vita a qualcosa di “artistico”, diventano esse stesse “oggetto d’arte”?

Lo spunto per questa riflessione mi è venuto poco tempo fa, visitando l’istallazione proposta da Mimmo Paladino in piazza S. Croce a Firenze: un enorme crocifisso adagiato sull’intera superficie della piazza, realizzato con blocchi incoerenti di marmo di Carrara e altri materiali (foto repubblica.it).

Ma non è tanto l’installazione che mi ha colpito, quanto piuttosto il modo in cui la gente l’ha vissuta. Nei pochi giorni di esposizione al pubblico, infatti, i blocchi si sono man mano riempiti di firme, disegni, scarabocchi, e, soprattutto, mani. Per lo più contorni di mani tracciati a pennarello, contenenti una data o un nome, mani grandi e mani piccole, da sole o intrecciate le une alle altre. Non un modo come un altro per dire “sono passato di qui”, ma tra tutti il modo più immediato e spontaneo, lo stesso usato nella preistoria per lasciare traccia di sé sulle pareti delle caverne, dove impronte e sagome di mani si affiancano e si sovrappongono.

Ragionando su questo col saggio Piumino, ho cominciato a rendermi conto di quante volte le mani siano protagoniste di tante piccole creazioni artigianali, spesso legate ad un particolare momento della vita o a sottolineare un legame affettivo, proprio in virtù della loro unicità, della capacità di rimandare senza mediazioni a chi quell’impronta l’ha impressa. Ho quindi raccolto alcuni esempi, spunti di idee ma anche, volendo, di riflessione.

Nei lavoretti dei bimbi, per esempio, le impronte delle mani e dei piedi si prestano, a seconda del verso in cui si guardano, a diventare animaletti o personaggi; le impronte digitali possono servire a decorare un biglietto natalizio, o, opportunamente ingrandite, a creare una originale traccia di linee su cui scrivere un messaggio o magari la propria storia. E, ancora, due impronte digitali unite a cuore in un ciondolo possono essere il modo per portare qualcuno sempre con sé.

Mentre facevo queste considerazioni mi è poi sovvenuto che, tanti anni fa, anche io ho realizzato un’opera con le impronte delle mani. Un vecchio lenzuolo bianco riempito di impronte colorate, mie e del mio storico coinquilino dell’università, che abbiamo appeso come un arazzo sulla parete del salotto di una vecchia e cadente casa in affitto per renderla più calda e accogliente. E, più o meno, devo dire che funzionava!

2 pensieri su “Mani!

  1. Le impronte delle mani sono le prime tracce che i bambini lasciano di sè; si trovano anche nelle pitture rupestri. É il modo primordiale e immediato di lasciare un segno della propria esistenza nel mondo

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