Home decor

L’elogio della tana – la quarantena della Civetta

C’erano una volta le case: piccine, barocche, solo di passaggio o di famiglia, mute o accoglienti ma sempre sullo sfondo della ribalta, scontate ogni sera come la luce del neon in cucina. Poi un decreto e un nemico sconosciuto le hanno di colpo rese tanto indispensabili quanto ingombranti nelle nostre vite:


la paura del fuori le ha tramutate in prigioni da rendere ad ogni costo più accattivanti e accoglienti, da domare con strofinacci e piumini, da piegare alle attività più innaturali, quando al posto del prato c’è solo il parquet e le lancette dell’orologio sembrano incollate al quadrante. Un’indigestione di casa da rendere tollerabile ad ogni costo.

Nuove mensole in cucina, con le cassette della frutta verniciate di bianco

Io non ho mai avuto case, ma tane. Nella tana si torna volentieri anche dopo la vacanza perfetta un posto da sogno; è lì che sono il russare del gatto, il profumo del forno, i tanti oggetti che fissano la mia memoria e la intrecciano con le storie passate altrui, è il luogo dell’amore e del conforto. Non mi sono mai sentita intrappolata dall’orribile quarantena.

Fungo infeltrito in barattolo (di due cm)

Se mai, pur senza patire la smania del dentro, mi sono mancate le sensazioni del fuori, in una primavera splendente che purtroppo ho annusato solo di lontano e che però ho cercato di continuare a immaginare. In questi mesi non mi sono gettata nel vortice dei DIY antinoia, delle trovate casalinghe o del restyling a tutti i costi; non ho però smesso di assecondare la familiare necessità di aggiustamento costante dei dettagli che contraddistingue il mio rapporto con casa mia: una tana, appunto, che deve sempre essere efficiente, comoda, solida, che deve sentirsi abitata per non svanire nel sottobosco.

I Nerini del Buio sono spuntati dal soffitto del disimpegno…

Per chi fosse curioso di saperlo, comunque, sì: in questi giorni ho fatto anche le mascherine di stoffa. Ma quello non è art & craft, né passare il tempo in modo creativo: è soltanto una accidentale intromissione del mondo nel mio cestino del cucito.

Ad ognuno la sua tana

6 pensieri su “L’elogio della tana – la quarantena della Civetta”

  1. Entrare nella tua tana è rassicurante 😉 e quell’ “accidentale intromissione del mondo nel cestino del cucito” è il miglior modo per definire le mascherine che io abbia sentito finora! ps. Se mia figlia Martina vede i tuoi mostrini da soffitto te li copia subito 😂

  2. Devo dire che stare rinchiusa nella mia tana non mi dispiace affatto, anche se sono sola soletta. Certo, a differenza tua non ho fatto nulla per curarla o ulteriormente abbellirla, però mi ci sono trovata e mi ci trovo proprio bene e so già che mi mancherà quando tornerà ad essere poco più che dormitorio…

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