Pictures & paper

Cartoline e storie buffe

Venezia mi ha davvero stregata. E non per le gondole, non per gli ori o per le cupole a cipolla. Mi ha stregata nella sua dimensione più nascosta e silenziosa, dei profili a merletto, dei pozzi nascosti e degli approdi verdi di alghe; una dimensione rubata agli abitanti, che sorprende in quella che per anni ho erroneamente considerato una breve tappa colorata nel gran tour delle gite delle pentole*. Due brevi soggiorni ravvicinati nella città lagunare mi hanno permesso di curiosare tra i segreti della vita sull’acqua, di cercare i perché di particolari notati per caso, di godere dei colori sbiaditi della “periferia”; un incanto che mi sono portata dietro per immagini e che anche questa volta ho cercato di imprimere sulla carta. Al rientro da questo ultimo viaggio mi ha accompagnato il sior Rioba, un losco figuro  col naso di ferro, che ha attratto prima la mia attenzione e poi una indiscussa simpatia.

Il sior Rioba è una delle tre statue incastonate nel muro di Campo dei Mori, una piazzetta nel quartiere di Cannaregio affacciata sul canale. Secondo la leggenda, era il millecentoequalcosa quando il signor Rioba, “moro” di Grecia, si trasferì con affari e fratelli nella Serenissima. Trafficante con pochi scrupoli, con la sua banca truffò una devotissima vecchietta, che non aveva altre armi per difendersi se non la preghiera. Così la poverina implorò giustizia per il torto subito dalla Maddalena, e Rioba e i suoi fratelli, appena ricevuto il suo denaro, si trasformarono in statue di pietra, che i veneziani murarono nella piazza a cui danno il nome. La Sorte e il Tempo, poi, pensando che la Maddalena non avesse fatto abbastanza, fecero sì che l’angolo del Sior Rioba diventasse un luogo di scherzi e lazzi, e che il povero moro nell’Ottocento perdesse anche il naso. Da allora, con fulgido esempio di riuso creativo, il pezzo mancante è rimpiazzato da un pezzo di ferro adunco trovato lì per caso, che tanto rende simile Rioba alle maschere della sua città. E come si fa a stare con la vecchietta? 😉

Ecco dunque il mio Rioba, un furbacchione amico di un gatto rosso che ruba il pesce dalle nasse dei pescatori, pronto a saltare in braccio al suo socio e nascondersi dietro gli angoli sogghignando per la malefatta, e non me ne vogliano i locali se ho storpiato un po’ la tradizione… 🙂

Come al solito, cliccando sull’immagine della cartolina, è possibile scaricare il pdf in formato B5.

* Le “gite delle pentole”, nello specifico, sono quelle che negli anni Ottanta facevano i miei nonni: visite organizzate improbabili e rigorosamente dalla mattina alla sera, in pullman, con annessa vendita di batteria in acciaio inox prima della partenza. Eppure secondo me ci sono ancora… 😉

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7 pensieri riguardo “Cartoline e storie buffe”

  1. Una come te a Venezia può cogliere tantissime occasioni di ispirazione. Oggi Rioba domani chissà…
    ps. per un istante con quelle “gite delle pentole” mi hai fatto fare un tuffo negli anni Ottanta, chissà se le fanno ancora 😂

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