Pictures & paper

Quando blu non vuol dire tristezza: i cianotipi della civetta!

Gli antichi processi di stampa fotografica sono qualcosa che ormai da diverso tempo mi rimbalza intorno. Una presenza con cui non ho mai avuto a che fare in maniera troppo diretta, ma che mi avvolge e mi accompagna oramai costantemente. Che sia merito dei pennelli e delle carte che necessariamente li accompagnano, della loro capacità di sposarsi felicemente con altre tecniche creative, o che più semplicemente si tratti di affinità elettiva della civetta con le immagini di qualunque tipo, fatto sta che quest’estate i cianotipi sono entrati nel Fancyhollow. E si son sentiti a casa.

Lo scorso luglio, durante le vacanze in Epiro, abbiamo raccolto nei boschi le foglie delle tantissime specie arboree che crescono spontanee nelle foreste del Pindo. Sopravvissute (più o meno spianate tra le pagine delle guide) a zaini e Rayanair, a casa le abbiamo essiccate per bene e da ognuna abbiamo tratto una stampa, con l’idea di raccoglierle poi in un album.

In wikisintesi, le cianotipie, messe a punto dallo scienziato J. Herschel nel 1842,  sono stampe che  sfruttano due sali di ferro (il ferricianuro di potassio e il citrato ferrico ammoniacale): mescolati tra loro essi diventano sensibili all’ultravioletto e quindi reagiscono se esposti al sole. Posizionando un oggetto (foglie, sagome, piume…) o un negativo tra la fonte luminosa e un foglio di carta su cui è stata applicata la soluzione ai sali ferrici, si produce un’immagine fotografica. La soluzione sensibile, inizialmente verdina, quando reagisce dà come esito un blu morbido e profondo, che porta con sé tutta la brillantezza del sole (il blu di Prussia). I nostri cianotipi sono stati realizzati con il bromografo, perché altrimenti dopo il tramonto sarebbe stato un po’ difficile…

Per raccogliere le stampe abbiamo creato un album a soffietto, con la copertina rivestita di carta colla colorata. Per ottenerla occorre preparare la colla con acqua e farina, mescolate nella proporzione di 9/1: per 90 ml di acqua, 10 gr di farina. Sciolta la farina nell’acqua, si porta ad ebollizione e si lascia sobbollire per due minuti (due volte). Si ottiene così una colla della consistenza della colla vinilica, che, oltre che servire come adesivo, può facilmente essere colorata con l’aggiunta di pigmento acrilico e spennellata sulla carta bagnata a scopo decorativo. I fogli così trattati, quando sono ancora bagnati, possono poi essere arricchiti con linee graffite con una forchetta, una striscia di cartoncino, il manico di un pennello.

Una volta ricoperti due rettangoli di cartoncino rigido con la carta decorata, si inserisce all’interno un soffietto di cartoncino più leggero, che costituirà le pagine dell’album, sfogliabili e utilizzabili da ambo i lati. Noi abbiamo messo quindici stampe in ventiquattro pagine, lasciando degli spazi per l’intestazione e l’indicazione delle specie. Ed ecco il nostro erbario delle vacanze, tutto da… SFOGLIARE! 😀

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11 pensieri riguardo “Quando blu non vuol dire tristezza: i cianotipi della civetta!”

  1. Originale come lo sei tu! Qui c’é molto più di un erbario: raccolta, progetto, realizzazione, tecnica di stampa… ogni fase sarà un ricordo da condividere. Cose che fanno solo coppie speciali.

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