Cammeo siciliano

I viaggi lasciano sempre tante cose; i viaggi in Sicilia lasciano anche tante cose deliziose da mangiare (o mangiate!); questo viaggio in Sicilia mi ha regalato anche una novella antica, che non conoscevo e il cui ricordo mi ha piacevolmente accompagnata nei giorni del rientro, fino a ispirarmi una piccola creazione. Si tratta della storia dell’origine dei vasi (graste, in dialetto) a forma di testa di moro e di bella fanciulla, incoronati e decorati con colori sgargianti, che spuntano un po’ su tutte le terrazze della regione, tra ringhiere panciute, puttini smorfiosi e opuntie ipertrofiche. La trama della storia, riassunta ai minimi termini, è fulminante: il conturbante moro passa sotto il balcone palermitano da cui la bella ogni giorno si affaccia per curare le sue rigogliosissime piante e si innamora; lei quindi si innamora di lui, per l’audacia con cui si è dichiarato. Lei però scopre l’imminente partenza di lui per la terra d’origine, dove lo attendono moglie e figli. Quindi, con la elementare e drastica logica di ogni fiaba che si rispetti, lei nottetempo semplicemente lo uccide. Ma non lo uccide e basta: gli taglia la testa e la porta via, esponendola sul proprio balcone “rifunzionalizzata” come vaso da basilico, che, annaffiato ogni giorno dalle sue stesse lacrime, cresce invidiato da tutti i vicini. Non so se mi ha colpito di più il romanticismo, l’atavico legame tra amore e morte, la forza di carattere di una sicula d’altri tempi o semplicemente il suggerimento di riciclo creativo insito in tutta la vicenda… ma queste teste si sono proprio scolpite nella mia mente.

Da noi non avrebbero molto senso, in casa e tanto meno in terrazza; e il gusto che tutte assecondano, così esuberante e colorato, penso che possa dare il suo meglio solo col sole della Sicilia. Ma ne ho fatta una versione più piccola, portatile: un cammeo di legno di balsa, riciclato da una scatolina di formaggio. Mi sono ispirata alle due graste “da muro” viste a Ragusa Ibla, che, tanto per non farsi mancare niente, aggiungono alle corone el turbante anche le pale di fico d’india, come fossero morbidi drappi di broccato.

Dopo uno schizzo preliminare ho ritagliato nel legno una forma ovale, lunga circa 8 centimetri, e la ho imbiancata; poi da una parte ho dipinto il moro, dall’altra la fanciulla.

Il tutto è coperto da un sottile strato di vernice trasparente, in modo che la tempera non spolveri. Il ciondolo è leggero e, grazie al pendente abbastanza lungo, si gira come vuole, un po’ da una parte e un po’ dall’atra, per non far torto a nessuno…

E poi chissà. Al prossimo viaggio in Sicilia forse capirò anche perché la maggior parte delle teste di moro sono bianche! 🙂

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15 pensieri su “Cammeo siciliano

  1. Il riciclo creativo della testa dell’amato mi mancava! Ahahah!!
    Ma a parte questo, è tutto molto interessante, non avevo idea dell’origine di queste decorazioni e nemmeno che fossero così diffuse in Sicilia. Le due che hai fatto, eppure, mi ricordano qualcuno…

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